S’i’ fosse foco!

Qualche mese fa, rincasando a tarda notte, trovai lungo la strada una sorta di trenino con ruote incandescenti che spargeva fuoco e scintille tutto intorno. Il semaforo dava il verde, tuttavia, non potendo attraversare la strada, mi incantai a guardare le scintille e mi resi conto che si trattava di una manutenzione straordinaria: quel macchinario stava pulendo, molando e lucidando i binari del tram che passa sotto casa e che mi sveglia ogni mattina. Lavoro di manutenzione notturna per rendere più efficace un servizio, per purificare dalla lordura un mezzo di trasporto, per renderlo più veloce ed efficiente. Oggi la memoria ha riportato a galla questa scena, ed è per me metafora del Vangelo di ieri, XX domenica del tempo ordinario. «Perchè con il fuoco si prova l’oro e gli uomini ben accetti nel crogiolo del dolore» dice Siracide ai versetti 5 e 6 del secondo capitolo. Ho accostato il passaggio di quel treno vagone al passaggio di Gesù sulla terra e nella vita di ciascuno di noi, il nostro passaggio nelle vite degli altri, il passaggio degli altri nelle vite nostre . Cristo passa sui binari della nostra vita, sempre dipanata tra il binario del bene e del male, sempre contesa tra il desiderio del bene e la tensione del male, sempre altalenante tra sogni di cose grandi e la paura inibitoria di realizzarli. Un passaggio che crea uno spartiacque. Lui passa e c’è un prima, ed anche un dopo. I binari sono lucidi ma solo dopo il passaggio del fuoco. Zaccaria aveva profetizzato che il Messia sarebbe stato lì per la rovina e la resurrezione di molti e che quella venuta avrebbe trafitto anime innocenti.

«Fuoco venni a gettare sulla terra, e che voglio se non che sia acceso?», dice Gesù. «Ora di un Battesimo ho da essere battezzato e come sono oppresso finché non sia compiuto! Vi pare chi sia qui a dare pace sulla terra? No!, vi dico ma la divisione». Parole cariche di mistero. Parole che ricordano il versetto 6 del capitolo 7 del profeta Michea: «Il figlio insulta suo padre, la figlia si rivolta contro la madre, la nuora contro la suocera, e i nemici dell’uomo sono quelli di casa sua». Un finimondo!, parole da fine del mondo. Si, perchè il mondo finisce non necessariamente per l’annuncio di eventi catastrofici, ma tutte le volte che viene interrotta la trasmissione della vita, tutte le volte che le relazioni con quelli di casa nostra s’assoggettano al subbuglio. Sono relazioni verticali perchè, risalendo la china, al vertice troviamo il Padre. E allora è anche più facile chiamare per nome la radice di quel male: inimicizia con Dio, generata da una non fiducia in Lui, dal considerarlo nemico invece che Padre. Ricordando Gn 3, 15: «Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe». Forse occorre prendere atto che la pace vera non è a buon mercato, ed che il cammino di fede esige una divisione. Perchè la pace, a volte, è la chimera del buonismo, prerogativa e sintomo di anime tiepide, buone solo ad essere vomitate. Quel treno dalle ruote incandescenti mi ha restituito l’immagine di un Dio umano, che per primo si è sentito oppresso, che per primo ha sperimentato dentro -nell’intimo- la divisione, quell’angoscioso sentimento che preme nell’anima di chi si dibatte tra la sua volontà e quella del Padre. Gesù Cristo non ne è rimasto indenne, ha avuto paura di morire, ma ha scelto liberamente, nell’obbedienza alle cose patite, di consegnarsi ad un Amore più grande. Anche Gesù, pur essendo Dio, ha vissuto quello strazio che lacera l’animo nel momento in cui passa il Fuoco, ma che nello stesso tempo lo plasma, lo istruisce, lo rafforza. Chi, nel nome di Dio, ha dovuto compiere scelte radicali, umanamente e apparentemente insostenibili e incomprensibili; chi ha scelto per sé un martirio dell’anima, rinunciando ad un affetto, ad un amore per la vita, ad una posizione di comodo, ad un successo, al plauso delle folle, all’osanna delle mode, che lo sappia o no, è diventato intimo a Cristo Gesù più di quanto non lo fosse a se stesso. Ha vissuto con Lui, in Lui e per Lui quel Battesimo di Fuoco che accende scintille nel cuore e dona forza e coraggio per morire a se stessi e per rinascere abbandonati e felici nelle mani del Padre. Senza saperlo, chi ha sperimentato questo, s’è cucito addosso il mestiere di profeta, il cui rimorso regolare è dire senza impedire. Chi ha sperimentato questa divisione interna, senza saperlo, passa per le strade come quel vagone, seminando scintille intorno, accendendo bagliori nella notte, infuocando il mondo con l’Amore. Non quello del mondo, quello vero. Perchè ha ricevuto in dono quel bruciore dell’anima che una voce, uno sguardo o il gemito del creato sono in grado di risvegliare ogni volta. Il mondo è un immenso pianto, ma anche un grande fuoco acceso. I giornali, di questo Fuoco, ne riportano raramente notizia.

Non sempre la fede è garanzia di una vita felice, ma so che la fede rende la vita accesa, intensa, vibrante, appassionata, luminosa, e credo che questa sia la vita felice, questo sia il modo più umano di partecipare al mistero divino e insieme al miracolo di esistere. 

Foto e testi di Elettra Ferrigno ©️

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