Tempo d’estate. E sarà una nuova Creazione!

Ha molte spine ma nessun confine, chiuderla nei recinti dietro i muri è impresa vana: la terra è vento e non si fa arrestare. Ha l’anima di polvere e la tosse di cenere. La terra è oggi, ma chissà domani.

Erri De Luca

E’ tempo di vacanza. In questo agosto che divide l’estate in due come un’anguria succosa, alterno lettura e lunghe passeggiate lungo la riva del mare. L’altro giorno, appena un po’ oltre la battigia, vidi dei riccioli di sabbia. Li fotografai. Mi sembrò uno spettacolo esclusivo, una raffica di mosse infervorate dall’obbedienza ad un vento che contiene voce. L’estate è una stagione opulenta… 

Mi concedo, indulgente, una parafrasi de “Il bacio” di Pessoa: “Vorrei fare con te ciò che il Vento fa con i granelli di sabbia”. Immagino che a dirlo sia la stessa voce che fece avvenire il mondo, giorno dopo giorno, per sei giorni, con una potenza di fiato, e lo spirito suo ad aleggiare sulle acque. Ci volle la parola a dare impulso alla creazione. Non c’è altro esempio equivalente di una così immensa importanza data alla parola. Il dire fu il creare di Elohìm. Leggo, attraverso le cose attorno a me, racconti vecchi di millenni, che dentro il mio presente si agitano ancora e alimentano spirito e curiosità. La natura rimescola i racconti di Genesi come un mazzo di carte e cala il jolly, apparecchia immagini divine al tramonto, sotto i miei occhi. Nel silenzio posso esperire l’invisibile attraverso i simboli che lo narrano. Il vento impasta granelli di sabbia, ci soffia da sotto, ai lati, da sopra e crea forme d’arte primigenie. Un corallo, un albero. L’umanità… «Non vi è particella di vita che non abbia poesia all’interno di essa» scriveva Flaubert.

Il primo appellativo di Dio nella sacra scrittura è quello di artigiano. Dopo la creazione dal nulla, Dio modella, ‘āśāh, fece, per mettere ordine. Dio modellò ciò che aveva diviso -la luce dalle tenebre, le acque dalle acque, la terra dal mare, il giorno dalla notte- per abbellirlo. Fu guizzo di pesci nel mare e battito di ali nel cielo, manciate di lucertole sdraiate al sole e fruscii di rettili nelle penombre dei sottoboschi. Quello spazio che contiene l’infinito era buono, tob, un aggettivo che contiene al suo interno una sfumatura sacra. L’ebraico non lo usa per descrivere una pietanza, o il balenare di un’ora speciale. L’aggettivo contiene in sé quella caratteristica essenzialmente divina che è la bontà: una questione di pienezza, di armonia e di riuscita. Dio guarda la creazione, guarda il cielo, la terra, la luce e vede che è cosa buona. Solo al v.31, quando Dio contempla l’insieme della sua opera, con l’umanità al vertice, la vede non solo buona, ma molto buona.   

E disse: «Facciamo umanità a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza». Culmine della creazione è l’uomo, cosa molto buona, collocato dentro quell’infinito spazio di alto e basso -cielo e terra- del quale carpisce piccole miriadi ed esilaranti vertigini. 

Dio modella l’uomo come il vento fa con la sabbia e gli dona forma e anche respiro. Come un vasaio modella la creta informe, come uno scultore ricava sculture dal blocco di marmo. Il verbo qui è yāsā’, fare nel senso di plasmare, immaginare, meditare. C’è un atto creativo non disgiunto da una regola d’arte. Adonai Dio pensa all’uomo e si sottopone ad un brainstorming: egli scolpisce l’uomo, avendo premeditato un modello prestabilito, una sorta di capolavoro. Lo lavora a sbalzo con le sue proprie mani per  dotarlo di membra e corpo e, nel soffiare via gli scarti, gli imprime un nefesh, un soffio di vita: fu il primo respiro dell’uomo nel mondo; l’ultimo, esalato, racconterà ai postumi significato e valore della creatura mortale. Poi ancora pone dentro le membra una mente, ‘adam, da adamah, non solo la terra, il suolo, ma una serie di territori invisibili (h) alla mente dell’uomo. C’è nel nome ‘adam, poi, anche la traccia del sangue, e dunque della vita. L’uomo completo è uno e molteplice, coi polmoni gonfi di ossigeno ed il sangue che circola nelle vene e gli pompa il cuore. Da una h ebraica e da un articolo il (l’uomo, non uomo) vengono plasmati l’umanità -fino ad allora creata ma informe- e la mente cosciente. 

Adamo, Caino, Noè, Zaccaria, imitatori e collaboratori di Elohim contadino, lavoreranno la terra per conquistare lembi di adamah. In quel lembo risiede la possibilità della continua crescita. Lì conduce ogni passo in avanti della nostra evoluzione: un h che si rivela e un adamah che continua ad estendersi, sempre nuova, sempre in attesa. Sempre ricreata. Sempre pronta a ricreare. «Non tutto è perduto, perchè gli esseri umani capaci di degradarsi fino all’estremo, possono anche superarsi, ritornare a scegliere il bene e rigenerarsi», scrive in ‘Laudato sii’ Papa Francesco.

Il salmo 139 parla della meraviglia che io sono, che ciascuno di noi è. Nascosta in noi stessi è la somiglianza con Dio, e con essa, quella radice di bontà che attinge dal DNA divino semi di bellezza.

Respiro odore di mare, vengo ricreata. Prego così: “Signore, dammi la grazia di rendere la mia vita una polvere dove si imprime il Tuo passo, il Tuo passaggio”.

La terra è ruggine al tramonto sul mare che scolora. Forse ora, d’estate, è tempo gravido per nuove (ri)creazioni.

Foto e testi di Elettra Ferrigno ©️

3 pensieri su “Tempo d’estate. E sarà una nuova Creazione!

  1. Nous étions ensemble, au bord de la mer, le 11 juillet dernier, près de la Scala dei Turchi, quand ces dessins sur le sable nous sont soudain apparus. Un petit papillon venait de nous rendre visite en se posant sur ton ventre, n’en voulant plus partir, signe et promesse de renaissance? Mouillés de sel, après le bain de mer, nous avons contemplé ces signes mystérieux par terre, tandis que les rayons du soleil couchant caressaient encore notre peau. Un vent léger soufflait et il nous semblait rejoindre en ces instants immortels le cœur vibrant de l’éternité. J’ai vu pour ma part, dessiné sur le sable, le buisson ardent biblique, ou encore le chandelier à sept branches qui chante la lumière divine, et aussi l’arbre de vie… J’ai pensé fortement à Jésus qui s’était baissé et écrivait sur la terre tandis que des pharisiens et des scribes l’interrogeaient au sujet d’une femme en situation d’adultère (Jean, 8). Le Verbe de Dieu continue de faire souffler le vent de Sa Miséricorde et nous recrée en permanence, il nous offre sans cesse une nouvelle espérance. Il nous enseigne par la fantaisie de la Création où les signes de son amour s’inscrivent discrètement, nous laissant libres de les découvrir et de les décrypter… Merci Elettra de nous le rappeler avec tant de profondeur et de talent!

  2. Nous étions ensemble, au bord de la mer, le 11 juillet dernier, près de la Scala dei Turchi, quand ces dessins sur le sable nous sont soudain apparus. Un petit papillon venait de nous rendre visite en se posant sur ton ventre, n’en voulant plus partir, comme une promesse de renaissance? Mouillés de sel, après le bain de mer, nous avons contemplé ces signes mystérieux par terre, tandis que les rayons du soleil couchant caressaient encore notre peau. Un vent léger soufflait et il nous semblait rejoindre en ces instants immortels le cœur vibrant de l’éternité. J’ai vu pour ma part, dessiné sur le sable, le buisson ardent biblique, ou encore le chandelier à sept branches qui chante la lumière divine, et aussi l’arbre de vie… J’ai pensé fortement à Jésus qui s’était baissé et écrivait sur la terre tandis que des pharisiens et des scribes l’interrogeaient au sujet d’une femme en situation d’adultère (Jean, 8). Le Verbe de Dieu continue de faire souffler le vent de Sa Miséricorde et nous recrée en permanence, il nous offre sans cesse une nouvelle espérance. Il nous enseigne par la fantaisie de la Création où les signes de son amour s’inscrivent discrètement, nous laissant libres de les découvrir et de les décrypter… Merci Elettra de nous le rappeler avec tant de profondeur et de talent!

    1. Grazie a te, François, per questa memoria che diventa memoriale se vissuta in un’ottica di eternità. Grazie per le emozioni condivise, e per la sensibilità che è nel tuo cuore. Hai citato l’adultera e il Vangelo di Giovanni. Sant’Agostino disse, commentando quel Vangelo, rimasero solo due: la misera e la Misericordia. Possiamo sperimentarla anche noi così, con il cuore attento alla voce di Dio, che non urla, ed è presenza discreta, dentro e fuori di noi!
      Grazie di esserne parte, grazie!

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