Ore 18: va in onda la bellezza

«Le bombe delle 6 non fanno male, è solo il giorno che muore» canta Venditti. E invece oggi, alle 18, il giorno ha ripreso vita e colore.

La propensione alla vita monastica c’è, libri da leggere ce ne sono ancora tanti e qualche cosa da mangiare in dispensa non manca, ma una percussione che andava allo stesso ritmo del mio battito cardiaco mi ha richiamata fuori in balcone. Mi sono affacciata e ho visto volti, ho visto gente che suonava, che applaudiva, che aveva la speranza scritta in fronte così grande da leggersi lontano un metro. Un’anziana ha iniziato a battere le mani, ed un bambino di pochi anni teneva il ritmo con pentola e mestolo. Tutti fuori, con un sorriso vero e semplice in viso. Distanti ma vicini. Un filo di bellezza, discontinuo ma consistente. Ho chiamato la mia famiglia in webcam perché mi sembrava un attimo dal quale tutti potevamo prendere fiato e poi. Poi mi sono messa a piangere. Sembrava la fine della guerra, e tutti volevamo dirci liberi. Tutti uguali, tutti liberi.

No, la guerra non è ancora finita. Siamo ancora “lavori in corso”, farfalle dentro una crisalide che aspettano, incubati, di dispiegare le ali della nostra grandezza e delle nostre potenzialità, siamo uomini e donne in attesa di essere di nuovo umani, pienamente umanizzati e umanizzanti.

Ne “L’idiota” Dostoevskij afferma gagliardamente che la bellezza salverà il mondo, o almeno così traduciamo; ma per una sfumatura potremmo tradurre quella frase pure con: “La bellezza sta salvando il mondo”.

Lo abbiamo visto oggi. E’ lei, la bellezza, l’abbiamo riconosciuta: sta procedendo spedita, alimentandosi talvolta agli imprevisti della storia, che scombinano tutti i progetti e in seno al silenzio nutrono grandi visioni.

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