Dare tutto se stesso, come se (non) ci fosse un domani

Ci fu un giorno che il luogo del Calvario cambiò la sua destinazione d’uso e, da luogo di esecuzioni capitali, divenne un tremendo palcoscenico: Dio, issato in alto -crocifisso!- diede spettacolo di sé. In quello stesso giorno l’umanità intera fu invitata a rivedere nel proprio cuore le infide e ingannevoli immagini che s’era fatta di Dio e a dare un senso nuovo al (concetto di) potere e alla sua regalità. Lo spettacolo era gratis, andò in onda una teoria che, negando ogni immagine falsata di Dio, si fece pratica. Pratica dell’amore. Quello puro, quello bello: nell’Uomo Crocifisso, Dio rivelò all’uomo tutta la sua Bellezza. Come potrebbe mai l’Amore essere amore se non a prezzo dell’Amante? Inversione di rotta, capovolgimento di senso: Adamo, mangiandone il frutto, voleva arrampicarsi sull’albero della vita per farsi come Dio, Dio si arrampicò sull’albero della morte che Adamo si era procurato, per dare la vita. Tutta la sacra scrittura è risonanza di questa notizia: la croce, che è il sommo male, neutralizza il meccanismo del male. E il Figlio, nella sua carne massacrata, ci rivelò Dio. La croce divenne casa in cui Dio abitò in tutta la sua pienezza e corporeità, in tutto il suo splendore, in tutta la sua regalità. Cosi è piaciuto a Dio, per riconciliare tutte le cose, e gli uomini tra loro. E tra loro con Lui.  

Anzitempo una madre aveva richiesto un posto di rilievo accanto a Dio per i propri figli, Giacomo e Giovanni. Uno a destra e uno a sinistra. Ora Dio è lì, in Croce, intronizzato tra due malfattori. Uno provoca, l’altro confessa. Uno vuole dominare con la ribellione, l’altro con la sottomissione. Sono due, come il figlio maggiore e quello prodigo, come la prostituta e il fariseo. Egli vi passa in mezzo. Il suo passaggio è uno spartiacque: sancisce un cambiamento. L’umanità intera, da sempre, si divide tra quelli che pensano di essere malfattori, e quelli che pensano di non esserlo. La plebaglia del Calvario pretendeva ch’Egli scendesse dalla Croce, il ladrone gli chiese di essere innalzato. Il suo passaggio provoca un cambiamento da uno stato all’altro. Uno intona un ritornello: “Salva te stesso e noi”, l’altro una strofa: “Noi giustamente riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni”. Egli, che era un brigante, di Dio disse: “Non ha fatto nulla fuori luogo”. Se Cristo fosse sceso dalla Croce ci avrebbe costretti a fare la Sua volontà. E dove sarebbe andata a finire, allora, la nostra libertà? Il passaggio di Cristo appeso al patibolo cambia lo sguardo del cuore, e lo orienta, nella libertà, a trarre il bene dal male. Dalla morte, la vita. Un malfattore sfidò Dio e la sua onnipotenza, un altro trovò la propria fede quando, sospeso come Dio ad una croce, confessò la sua miseria e le sue colpe. «La capacità di conversione è maggiore negli individui effettivamente malvagi che non in quanti siano soddisfatti e compiaciuti di sé. Il vuoto stesso dell’anima dei peccatori è, di per sé, propizio a ricevere la compassione di Dio. Il disgusto di sé è l’inizio della conversione, in quanto indica la morte dell’orgoglio» (F. Sheen). Come mai Dio, che non ha fatto nulla di male, che ha accettato le accuse ingiuste del popolo, è qui? “E’ qui per stare con me”, pensò il ladrone. E disse: “Gesù, ricordati di me quando sarai nel tuo regno”. 

Come faceva quel ladrone a sapere che Egli aveva un regno? Può darsi che per lui la corona di spine significasse un diadema, che la crocifissione significasse un’incoronazione, che i chiodi significassero uno scettro, che il sangue significasse una porpora regale. Oppure aveva appena sperimentato la profonda solidarietà di Dio che non abbandona l’uomo, nemmeno nel momento più angoscioso e tetro della vita, quello della morte. “Non sono venuto ad abolire la Legge, ma a dare pieno compimento” (cfr. Mt 5, 17). D’ora in avanti l’unica legge è il dono totale di Dio all’uomo: “Tu oggi sarai con me in paradiso”. E’ l’oggi definitivo di tutto il Vangelo. «Oggi: il male ha la sua ora, ma Dio ha il suo giorno» (F. Sheen). 

L’apparente impotenza diventa onnipotenza quando Dio risponde al male col silenzio, quando Egli risponde al male col bene. Questa è la notizia di quello spettacolo andato in scena quel giorno nel luogo del Cranio: Cristo è Re dell’universo perchè, con le sue braccia aperte, è accoglienza e salvezza di ogni perduto.

Una sola legge: dare tutto se stesso, come se (non) ci fosse un domani. Perchè c’è un domani che raccoglie i frutti di un seme chiamato presente e del quale la morte non è l’ultima notizia. Un domani che è consegna di vita eterna nell’oggi, e in tutti gli oggi, gli ora e qui in cui si decide di fare il bene, di vivere il silenzio, di rispondere al male col bene. In tutti gli oggi in cui si decide di credere che Dio salva nella morte e non dalla morte; in tutti gli oggi in cui, anche se sono un malfattore, realizzo che Dio è con me. 

Sulla croce comincia il mondo nuovo. Dio-con-noi, Dio-con-me: nella miseria, nella disperazione, nel dolore: sono un malfattore.

Ora, qui, oggi: perchè «Tu sei con con me». E io con te. 

ph. e testo di Elettra Ferrigno

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