Dio stravede per me

«Voltandomi indietro trovo con molta gioia che le svolte della mia vita sono sempre state guidate da Colui che chiamo l’Amico, e la sua voce costantemente mi avvisa: obbedisci, poi capirai». (A. Paoli)

Nacque clandestino in una terra che non era la sua, una mano invisibile ed un sogno profetico lo condussero -ancora in fasce e già profugo- in Egitto, prima che si stabilisse quasi letargicamente a Nazareth per dare alla sua vita una parvenza di “normalità”. Ora, passati trent’anni, per inaugurare la sua attività, il più giovane latitante del mondo torna a Nord, nella Galilea delle genti, a metà strada tra Israele e i pagani, piombando nel bel mezzo di traffici commerciali, di non-ebrei, di storie ibride e cuori traviati. Proveniente dalla quarantena di purificazione del deserto, dove ha respinto il dono dell’onnipotenza offerto da Satana, scegliendo per sé la rinuncia ad ogni volontà di potenza, Cristo, all’inizio del ministero, è di nuovo un profugo, un uomo in fuga. La sua, però, non è una fuga scomposta, ma una tattica pregna di prudenza e di profezia, una ritirata ben studiata: il clima di persecuzione, seppur pericoloso, era quello ideale per annunciare a coloro che abitavano in regione di ombra e di morte che stava per stagliarsi all’orizzonte la luce di una nuova creazione (liturgia della III^ Domenica del Tempo Ordinario). Nelle orme di quel viandante è possibile scorgere il traguardo e la spunta di molti appuntamenti presi nella sacra scrittura sin dal principio, in tempi remoti. Con fare deciso prende residenza a Cafarnao, lì decide d’imboscarsi per meglio compiere i suoi agguati. Da allora, fu quello il Suo soggiorno preferito, oltre che il più prolungato: accampato al domicilio di gente che viveva all’ombra delle tenebre, piantando tende al sole, con vista mare. Un forestiero perseguitato che il Vangelo lo percorre a piedi prima ancora che altri lo scrivano a quattro mani. Riparte da ciò che Giovanni aveva già detto, solo che alla voce di lui sostituisce uno sguardo nudo e sobrio. Sarà quello sguardo a riferire senza attenuanti né alcun disturbo di alterazione da che parte sta l’interruttore per accendere definitivamente la luce: «Convertitevi, perché il regno dei cieli é vicino!», ovvero: “Correte il rischio di essere felici, basta guardare verso di Me!”. Poi s’incamminò verso il mare a stringere amicizia con dei pescatori, lo fece guardandoli. In quello sguardo depositò il loro vero nome, la loro missione, la brezza leggera di una nuova vita. Anche Lui si svelò: ammise di stra-vedere per loro, nelle Sue pupille, quegli uomini videro specchiato ciò che erano veramente- liberi e liberati da falsi sguardi, propri e altrui- e quanto valevano per Lui. Li volle con se per gettare le sue parole al mondo con gesto ampio di chi getta le reti. Il mondo se lo tirerá dietro così, a strascico. Pescatori sì, ma di uomini: ché non anneghino nei mari tempestosi e infingardi del nemico. I convocati, presi alla sprovvista, rispondono con la vita, commossi ma a casaccio. Con solo la più genuina scintilla di gioia in cuore di aver fiutato in quello sguardo una convenienza. Inciamperanno goffi nell’illusione di altri alti regni, lo tradiranno, lo rinnegheranno, lo abbandoneranno, ma la storia sarà descritta unicamente in un solo paragrafo. Ripensamenti, rinnegamenti, dubbi e infedeltà saranno solo un punto-e-a-capo del capitolo che riguarda la sequela. Lo seguiranno con la più alta forma di libertà, quella che non trasforma in automi di una procedura, ma che inventa ogni giorno l’obbedienza. Proprio lì, dove sono stati chiamati e Lui s’è manifestato, in quella porzione di vita eterna ch’è in terra: il lavoro, gli affetti, le “solite cose”: «Se non lo senti domestico, dentro le cose più semplici, non l’hai ancora trovato il Dio della vita. È solo il Dio della religione» (Giuliana di Norwich).

La scrittura sacra è tutto un andirivieni di mani, di passi, di sguardi. Chi guarda e si lascia guardare è nella direzione giusta per intenderla, chi va a piedi è nella direzione giusta per percorrerla: «Segui me!». La fede è il frutto di raddoppi, ha a che fare con le doppie: due occhi, due piedi, due fratelli: Pietro e suo fratello, Giacomo e Giovanni, suo fratello. La ripetizione non è un errore: Me e il mio prossimo, questa storia e la mia. Cambiano le varianti, i dettagli sono personalizzati ma, ancor oggi, il Dio-Uomo stravede per me, si manifesta dove meno me l’aspetto e mi supplica di seguirlo. Anche io pescato/a, per affinare l’arte della pesca dietro a Lui.

2 pensieri su “Dio stravede per me

  1. I tuoi articoli sono perle preziose ma come si fa a mandare in un giorno tutti questi post. Sono cose che vanno gustate un poco alla volta. Io sono vecchia, ho 72 anni, forse a te non interessa che altri leggano altrimenti non avresti buttato tutto in un giorno “questa bella roba.” Scusami se mi sono permessa ma mi è venuto spontaneo dirtelo.

    1. cara Lucetta, prendi il tempo che ti serve per leggere, ognuno ha il suo ritmo. è ovvio che non li ho scritti tutti ieri, li ho solo raccolti nello stesso contenitore perché erano sparsi e urgeva fare ordine. d’ora in poi andrò sicuramente più lentamente nello scrivere. e grazie che mi leggi!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *