Un caffè con Maria

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Nella scuola in cui lavoro c’è un piccolo stanzino che divide l’atrio dal corridoio delle classi. è lo stanzino della macchinetta del caffè, una specie di territorio neutro nel quale è possibile riprendere fiato, fare pausa.
E lì che ogni mattina faccio sosta per pochi minuti, a volte per prendere il caffè prima di cominciare a lavorare, ed è in quello stanzino che ogni mattina trovo questa immagine della Madonna di Fatima. E’ lì da tanti anni: l’ha appesa Giusi, la bidella tuttofare (si lo so che il termine bidello è vetusto e che ora si dice ‘operatore scolastico’ ma io sono rimasta all’antica su certe cose, si!) che ha sempre il sorriso e una parola di coraggio per tutti. è un’effigie storta ma raddrizza le giornate, è sgualcita ma rinnova l’energia e rinfranca dalla fatica. a volte, tra un cambio d’ora e l’altro, passo a salutarla per pochi secondi; ci guardiamo e basta: ci sono sguardi in cui si dice tutto senza aprire bocca. Stamattina sono entrata per riporre il mio fagotto del pranzo e Lei era lì, come ogni giorno, pronta a sorridermi. Ma oggi mi pareva che avesse più largo il sorriso e più luminosi gli occhi. Ci sono giorni in cui la piena di grazia si compiace di elargire abbondanti grazie. Oggi il caffè era finito, era rimasto solo ginseng, quella bevanda energizzante, dicono: io non lo bevo quel finto caffè!

“Mamma, vuoi essere tu il mio ginseng oggi?”

Detto, fatto.

Per avermi condotto in modo formidabile tra le fatiche e gli innumerevoli intoppi di questa giornata, grazie!

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