Era il quindicesimo anno del regno di Tiberio e il deserto del Battista dava luce alla platea dei poveri, alla purità interiore, alla contrizione del cuore. Questo faceva il deserto del Giordano, il mare degli Ebrei: dava le spalle a tutto ciò che voleva entrare da Occidente con i suoi scampoli di piacere, di conoscenza, di potere. Perché questo fa un deserto, ancor oggi: volta le spalle a tutto ciò che non è buono, nè giusto. Giovanni il Battista era un eccentrico perché aveva posto il suo centro fuori di sè, nell’orizzonte mobile di dune sabbiose e nella brama di desideri profondi che gli fecero vedere ciò che altri non vedevano, e che gli fecero intercettare il Suo imminente arrivo. Solo era in mezzo agli uomini, come tutti quelli sui quali è scesa la Parola di Dio, che poi l’aveva mandato. Per questo viveva sbilanciato, nei modi e nei toni. La sua voce era insidiosa, aumentava in volume fino a diventare grido. Il Battista prendeva la parola, l’afferrava stretta e non se la faceva togliere. Saliva in piedi sulle cattedre dei farisei, interrompeva le arringhe giudaiche di certi famigerati dottori della Legge, serrava le fila dei suoi seguaci e scandiva sillabe a tamburo: «Co-n-ver-ti-te-vi!». Prendeva la parola e non la restituiva. Se la portava a spasso nel deserto, semmai. Fanno così i profeti, non sono schiavi di niente e di nessuno: cercano la giustizia e la verità e la testimoniano con la vita, in stile libero. E più gli intimavano di abbassare i toni, più lui alzava il volume. Ciò, a breve, gli procurerà la malattia professionale di cui soffrono tutti i profeti: il taglio della testa. Ma ora il Battista è lì, in Betania, al di là del Giordano: gli importa solo di battezzare. Egli non nega, confessa. Non nega di essere ciò che non è: non è il Cristo, nè Elia, nemmeno un profeta. Confessa: di aver battezzato Uno più grande di lui che sta lì, tra loro, ma che nessuno ri-conosce. In effetti non stava nè sopra le copertine dei giornali o nei 6×3 a bordo strada, e nessun “save the date” aveva annunciato il Suo arrivo come evento imperdibile. Giovanni se lo ritrova, invece, venire verso di lui. Ce l’ha, improvvisamente, accanto. Lo sguardo del Battista inceppato su quell’Uomo, il profilo del suo dito puntato verso di Lui furono la prima notizia certa della salvezza: «Ecco l’Agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!»(liturgia della I^ settimana del Tempo Ordinario). Nessuna tentazione di vanagloria o di superbia colse il Battista impreparato: le lampade si spengono al sorgere del Sole, non ha senso lasciarle accese. Anche Abramo indicò al popolo, guidandolo, la Terra Promessa, ma poi morì sulla soglia, non vi entrò. Strane le logiche dei profeti di Dio: Giovanni non Lo aveva ancora ben compreso, e quando parlava di Lui alzava il volume. Ora che l’ha visto, lo abbassa di colpo. Aprirà la bocca solo per rispondere alle ultime domande e per spiegare cosa c’ha capito del Battesimo, poi la chiuderà per sempre. A gridare sarà la sua vita. La sua voce andrà a nascondersi dentro il passepartout di ogni testimone: «Non parlare di Dio a chi non te lo chiede, ma vivi in modo tale che, prima o poi, te lo chieda» (Francesco di Sales). Sulle rive del Giordano, assieme ad una folla colma di infermità, giace anche l’ultima notizia di Dio: Cristo Gesù. E’ Lui, in carne ed ossa. Scintilla di sudore in fronte, anziché di lustrini. La Sua figura si riflette sulla superficie del Giordano, quella superficie ch’era il soffitto di ogni profondità. Si confonde con altre figure che dentro al Giordano riflettevano, invece, ogni genere di peccato. S’immerge deciso in quelle acque, non per una sorta di giubileo privato, ma per spalancare il soffitto della cella ai prigionieri stesi sulla branda. Per solidarizzare con quelle parti intime e nefaste dell’uomo con le quali l’uomo stesso non è solidale. «Cristo non ci aiuta in virtù della sua onnipotenza, ma in virtù della sua debolezza. Egli guadagna potenza e spazio nel mondo attraverso la sua impotenza» (D. Bonhoeffer): perciò s’è impregnato completamente di quelle acque, per portare su di se il peccato, ch’è poi la morte del cuore dentro al corpo vivo. Nel nome della mitezza, della mansuetudine e del servizio. Amen! Per questo scandalo di tenerezza, Giovanni reputò opportuno riaprire le virgolette, ciò che ha visto coi suoi occhi testimonierà e annuncerà, non una parola di più: chi usa dieci parole quando ne bastano nove, è capace di qualsiasi delitto: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui (…)Questi è il Figlio di Dio». La stessa colomba che annunciava la fine del diluvio, discende per annunciare la fine di ogni esilio. Alza il capo, la liberazione non è vicina, è proprio lì, ad un passo da te. E’ sulle mani del sacerdote che lo innalza sull’altare perché tu lo possa guardare: «Ecco l’agnello di Dio che toglie il peccato del mondo». «Signore, io non sono degno di partecipare alla tua mensa, ma dì soltanto una parola ed io sarò salvato!»
Dilla questa parola, Signore. Giovanni il Battista l’aveva capito che l’ultima parola dev’essere la Tua!