La Sacra scrittura tutta e in particolare il Vangelo è scuola di sguardo in avanti. Il passato può diventare la tomba del futuro: Lot si guardó indietro e divenne una statua di sale. L’uomo è ciò che diventa, e diventa ciò che si propone. Del resto, chi ha mai guidato guardando la strada dallo specchietto retrovisore? Niente nidi, nessuna tana, solo strada, sempre strada, mare aperto. O porte, via via sempre più strette. Camminare, sempre, anche se sembra non ci sia soluzione o direzione. Anche se costa fatica, anche se subentra smarrimento, le gambe tremano, i piedi bruciano e il cuore è affannato.
San Paolo ci esorta a non arrestare la corsa: «Dimentico del passato, proteso verso il futuro, corro verso la meta».
Ed Exupery cosí ci incoraggia: «Ci sarà sempre un’altra opportunità, un’altra amicizia, un altro amore, una nuova forza. Per ogni fine c’è un nuovo inizio».
Il Vangelo di oggi spalanca porte dove noi vediamo muri; trasuda dall’immagine dell’aratro un’urgenza che carica di valore il presente, nella prospettiva del futuro: l’uomo si realizza più in ciò che diventa che in ciò che è stato. Perché le pietre scartate diventano le pietre angolari. Nulla si spreca di ciò che si vive per Lui, con Lui, in Lui.